Gelmini-Marchionne, le due facce della stessa medaglia
È un filo tutto politico, che pone un carico di responsabilità a tutti coloro che hanno a cuore le sorti della scuola della Repubblica...
Non capita spesso di sentir parlare di mobilitazioni della scuola nei mesi estivi, eppure è quello che sta accadendo, in barba ai luoghi comuni che vorrebbero gli insegnanti sotto l'ombrellone.
In verità, a partire dalla manifestazione nazionale della CGIL del 12 giugno c'è stato un intensificarsi delle iniziative. A giugno lo sciopero degli scrutini indetto dai sindacati di base, pienamente riuscito, seguito da occupazioni degli uffici scolastici in moltissime provincie e da sit-in sotto il ministero dell'istruzione. A metà luglio la manifestazione a piazza Montecitorio indetta, per il terzo anno consecutivo, dal Coordinamento Precari Scuola e, infine, l'emergere di forme di lotta radicali ed estreme, come lo sciopero della fame, iniziato a Palermo e che in queste ore Giacomo e Caterina, due precari palermitani, stanno proseguendo a Roma nel luogo simbolo del potere politico, piazza Montecitorio, sostenuti da decine di insegnanti, non solo precari, in presidio permanente.
C'è un denominatore comune che lega queste iniziative e le numerose altre che si preannunciano per l'inizio dell'anno scolastico: è la consapevolezza che ad essere colpiti dalla sciagurata politica scolastica governativa non sono solo i legittimi diritti di chi, dopo anni e anni di precariato, si trova d'improvviso in mezzo ad una strada ma, soprattutto, la stessa sopravvivenza della scuola così com'è disegnata nella Costituzione. È così che si spiega la determinazione con la quale la lotta prosegue, malgrado la sordità del governo, incapace persino di un gesto di umana considerazione nei confronti di persone che, con lo sciopero della fame, stanno mettendo a rischio la loro stessa vita.
Sta crescendo anche la percezione dello stato di difficoltà in cui si trova il governo e non solo per le fibrillazioni della sua maggioranza. Sul versante della scuola, infatti, a mettere in crisi i provvedimenti della coppia Gelmini-Tremonti stanno grandinando raffiche di pronunciamenti del TAR che hanno dichiarato illegittimi i decreti con i quali sono stati attuati i feroci tagli previsti dalla legge 133 di due anni fa. (Sotto questo profilo, è francamente incomprensibile la scelta delle Regioni di centrosinistra di non volersi costituire in giudizio a sostegno dell'iniziativa giudiziaria intrapresa da diversi comitati e da centinaia di cittadini). Anche il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, chiamato tardivamente a dare il proprio parere - obbligatorio anche se non vincolante - su questi provvedimenti, li ha sonoramente bocciati!
Ci sono dunque tutte le condizioni perché il nuovo anno scolastico inizi nel segno di mobilitazioni sempre più estese e generalizzate. Un antico proverbio cinese ci ricorda che non sono le perle a fare la collana, ma il filo che le tiene insieme. Le iniziative che si stanno diffondendo a macchia d'olio in tutte le città son le perle della nostra collana, perché diventino espressione di un movimento di massa capace di piegare l'avversario occorre lavorare tenacemente alla tessitura del filo che le tiene insieme.
È un filo tutto politico, che pone un carico di responsabilità a tutti coloro che hanno a cuore le sorti della scuola della Repubblica. Ai lavoratori della scuola in primo luogo - insegnanti e ATA – chiamati a ritrovare il protagonismo delle stagioni migliori. Ai dirigenti scolastici, quelli che il ministro vorrebbe docili esecutori di direttive inique ed illegittime che, invece, dovrebbero essere i primi a denunciare le condizioni di sfascio, culturale ed economico, in cui si sta gettando la scuola. Agli studenti, prime vittime di un sistema pensato per negare il loro diritto alla crescita culturale e civile. Alle forze sindacali non subalterne al governo, nei cui confronti da tempo si sollecita una maggiore determinazione ed una unità d'azione, finora sempre sacrificate sull'altare delle logiche di organizzazione. E, infine, alle forze politiche d'opposizione. Questo del rapporto tra forze politiche e movimenti sociali, anche sul terreno della scuola, è forse il tema più delicato. Non sfugge a nessuno, infatti, come l'azione del governo, in tutti i campi che interessano la vita dei lavoratori e dei cittadini, abbia potuto contare, oltre che sulla propria forza arrogante, sulla debolezza – a voler essere generosi – dell'opposizione parlamentare.
Ma non è questo il tempo delle recriminazioni (e tante se ne potrebbero fare anche sulla politica del precedente governo di centrosinistra). Chiudere con la stagione del berlusconismo è possibile solo se si comprende che la scuola della Gelmini è l'altra faccia della medaglia della fabbrica di Marchionne. È il tempo, dunque, di assumere impegni chiari, di fare propria senza ambiguità la piattaforma rivendicativa dei precari e del movimento di lotta: ritiro dei tagli e ripristino dei finanziamenti, ritiro delle controriforme Gelmini, assunzioni dei precari su tutti i posti liberi... si tratta di parole d'ordine che abbiamo sempre condiviso; il nostro impegno – e la nostra speranza - è di rappresentarle con coerenza in un Parlamento diverso da questo.
Per l'immediato, a Giacomo e a Caterina che hanno intrapreso lo sciopero della fame, a tutti i lavoratori della scuola già in lotta, a quanti decideranno nei prossimi giorni di mobilitarsi, diciamo: siamo con voi, senza se e senza ma.
“Liberazione” 31 agosto 2010
Vito Meloni, resp. naz. scuola PRC-SE

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