venerdì 6 gennaio 2012





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giovedì 14 luglio 2011

QUELLA MIOPIA POLITICA DELLE MISURE DI AUSTERITA'



di LUCIANO GALLINO - LA REPUBBLICA del14 LUGLIO 2011

Le drastiche misure di austerità che i governi europei, incluso il nostro, stanno infliggendo ai loro cittadini non riguardano soltanto l´economia. Pongono questioni cruciali per il futuro della democrazia nella Ue. Prima questione: le organizzazioni cui i governi mostrano di avere ceduto la sovranità economica, quali il Fmi, la Bce, la Commissione europea e le agenzie di valutazione, non godono di alcuna legittimazione politica.

Inoltre si sono mostrate incapaci sia di capire le cause reali della crisi, sia di predisporre interventi efficaci per rimediarvi. Come si spiega allora l´atteggiamento di supina deferenza che verso di loro mostrano i governi? Dopodiché occorre chiedersi quale sbocco politico le misure di austerità potrebbero avere nel medio periodo. Sia la storia del Novecento che molti segni recenti attestano che lo sbocco più probabile potrebbero essere regimi autoritari di destra.
Il Fmi per primo non ha saputo cogliere, fino all´estate 2008, elementi chiave sottesi alla crisi. Non ha dato peso al degrado dei bilanci del settore finanziario, ai rischi di un effetto leva troppo alto, alla bolla del mercato immobiliare, alla rapida espansione del sistema bancario ombra. Ha sottovalutato i rischi di contagio insiti nel sistema finanziario internazionale. Questa serie di giudizi negativi sulle capacità previsionali e terapeutiche del Fmi è stata formulata da un ufficio di valutazione interno al Fondo stesso, in un rapporto del febbraio 2011, non da avversari prevenuti. Sarebbero queste le credenziali con cui il Fmi vuole adesso imporre ai nostri paesi tagli ai bilanci pubblici e privatizzazioni a raffica che da un lato privano i cittadini di diritti fondamentali, dall´altro finiranno per peggiorare la stato dell´economia anziché migliorarlo?
Quanto alla Bce, si sa che i trattati di Maastricht le impongono un unico scopo: deve contenere l´inflazione sotto il 2 per cento. Sui computer lampeggiano indicatori drammatici: disoccupazione in rialzo, proliferazione dei lavori precari, crescita delle disuguaglianze, smantellamento dell´apparato pubblico, salari stagnanti, pensioni indecenti. Mentre il sistema finanziario che ha causato la crisi è apparso finora inattaccabile da ogni seria riforma. Tutto ciò cade al di fuori degli orizzonti della Bce. L´essenziale è la stabilità dei prezzi. L´idea che un punto di inflazione in più avrebbe di sicuro i suoi costi, ma potrebbe forse rendere meno stolidamente aggressive le misure di austerità a carico dei cittadini Ue, per la Bce appare irricevibile. Né gli orizzonti della Ce appaiono più ampi, come provano i documenti provenienti ogni mese da Bruxelles.
L´influenza che hanno sulle misure di austerità le agenzie di valutazione, alle quali i governi Ue sembrano guardare come a un giudizio di Dio, è ben rappresentato da una dichiarazione del primo ministro francese François Fillon. In vista delle presidenziali 2012, ha detto che per prima cosa «bisogna difendere la tripla A della Francia». A ben vedere la battuta suona grottesca. Ma altri governi Ue paiono condividere lo stesso intento, anche se quello tedesco a inizio luglio ha espresso critiche sul declassamento del debito portoghese. Al riguardo i media in genere fungono da diligenti amplificatori. Se una delle maggiori agenzie ci declassa il rating, ripetono ogni giorno, siamo rovinati. Nessuno comprerà più i titoli di stato, oppure gli interessi sui medesimi saliranno talmente da diventare insostenibili per il bilancio pubblico. Quindi i mega-tagli alla spesa sono privi di alternative. In realtà non è affatto vero, ma per chi è vittima della "cattura cognitiva" per mano delle dottrine economiche neo-liberali esse sono invisibili.
Un paio di cose dovrebbero considerare i governi Ue e i media, prima di genuflettersi dinanzi ai giudizi delle agenzie di valutazione. Anzitutto, come proprio esse si affannano a spiegare ogni volta che qualcuno vuol fargli causa perché grazie alle loro valutazioni ha perso molti soldi, i loro cocktail di lettere e segni sono semplici opinioni. Perciò possono essere giuste o sbagliate - lo dicono loro - e in forza del Primo Emendamento della Costituzione americana che tutela la libertà di parola, nessuno può prendersela se un´agenzia esprime un´opinione rivelatasi sbagliata. In secondo luogo, le agenzie di valutazione sono state - cito da una poderosa indagine sulla crisi presentata al Congresso Usa a gennaio 2011 - «ingranaggi essenziali nella ruota della distruzione finanziaria… I titoli connessi a un´ipoteca che furono al cuore della crisi non avrebbero potuto venire commercializzati e venduti senza il sigillo della loro approvazione». Sigillo consistente nella tripla A, il voto più alto che si possa dare alla solvibilità di un debitore. Prima della crisi tale voto veniva distribuito dalle agenzie a velocità supersonica. In sette anni, si legge nello stesso rapporto, la sola Moody´s lo attribuì a quasi 45.000 titoli ipotecari, in seguito malamente svalutati. Con i suddetti limiti autoconclamati, e un simile precedente storico, il tremore dei governi Ue dinanzi a dette agenzie appare o ingenuo, o politicamente sospetto.
Giorni fa il capo dell´eurogruppo Jean-Claude Juncker ha tranquillamente affermato che a causa delle misure di austerità «la sovranità dei greci verrà massicciamente limitata». Poiché l´austerità ha ovunque la stessa faccia, ne segue che dopo verrà limitata anche la sovranità dei portoghesi, degli spagnoli, degli italiani. Chissà se Juncker ha un´idea di dove possa condurre tale strada. Nel 1920 il giovane Keynes un´idea ce l´aveva. In merito alle riparazioni follemente punitive imposte alla Germania con il trattato di Versailles del 1919, scriveva in Le conseguenze economiche della pace: "La politica di ridurre la Germania alla servitù per una generazione, di degradare la vita di milioni di esseri umani, e di privare della felicità un´intera nazione dovrebbe essere considerata ripugnante e detestabile… anche se non fosse il seme dello sfacelo dell´intera vita civile dell´Europa" (enfasi di chi scrive). Keynes era rimasto colpito durante le trattative, cui aveva partecipato, dall´ottusa incapacità dei governanti delle potenze vincitrici di ragionare sulle conseguenze di misure che strappavano la sovranità economica a intere nazioni. I governanti di oggi non sembrano mostrare una maggiore lungimiranza di quelli di ieri, permettendo alle destre di guadagnare un crescente favore popolare al grido di "l´austerità uccide l´economia" (lanciato tra gli altri da Antonis Samara, leader della destra greca). Un grido destinato a far presa, perché coglie il nocciolo della questione, sebbene provenga paradossalmente dalla parte politica che reca le maggiori responsabilità della crisi.

giovedì 7 luglio 2011

VAL SUSA: perchè la Torino-Lione non ci serve






un articolo di Angelo Tartaglia, Docente al Politecnico di Torino.


Il vastissimo e trasversale fronte Sì-Tav è tornato ad esporre con grande «forza» i propri argomenti:manganelli, ruspe, gipponi.
Il tutto condito dalle solite litanie di slogan e luoghi comuni gridati incessantemente da mille altoparlanti.
In tutta la vicenda del Tav sulla Torino-Lione la costante più macroscopica, anno dopo anno, è sempre stata la totale assenza di argomenti di merito a favore e la più stretta censura sugli argomenti di merito a sfavore.
Eppure la realtà sta lì grande come una montagna, irriducibile e non manganellabile: la nuova linea ferroviaria Torino- Lione non è «discutibile», è platealmente insensata.
Non ci sono margini di alcun genere e forse è proprio per questo che i proponenti si rifugiano nella pura ideologia che identifica progresso con grandi e tendenzialmente grandissime opere, scomodando Cavour («cosa avrebbe fatto...?»), inanellando i «l'Europa lo vuole», «è strategica», «il Piemonte è isolato», «l'opera è indiscutibile » (che splendida argomentazione!), «è fondamentale per la crescita»....
Mai un numero (certificato),mai una argomentazione di plausibilità sugli scenari futuri.
Eppure i fatti stanno lì, chiari e inattaccabili (per la verità anche inattaccati, visto che si rivela più efficace la tecnica dell'ignorarli).
Il costo dell'opera, che oltre al tunnel di base non può non includere il collegamento con lo scalo di Orbassano, il sottoattraversamento in galleria profonda dell'area torinese e il raccordo con l'esistente linea AV Torino-Milano a Settimo, è dell'ordine dei 17 miliardi di euro.
Questa cifra può fluttuare a seconda degli approcci e delle stime, ma emerge dai documenti ufficiali ed è estremamente prudenziale o meglio sottostimata se guardiamo i costi a consuntivo di altre grandi opere italiane (tutte le grandi opere italiane).
Questa somma andrebbe tutta a debito pubblico in quanto le risorse, nelle casse dello stato, non ci sono.Per ottenere l'equilibrio economico dell'opera la nuova linea dovrebbe ospitare flussi di passeggeri e soprattutto di merci svariate decine di volte superiori a quelli attuali.
Per altro il flusso di merci in transito sulla ferrovia della valle di Susa, e anzi attraverso l'intera frontiera italo-francese, è in calo continuo dal 1997 ed è meno di un quinto della capacità attuale della linea.
Quanto ai passeggeri, il numero di treni tra Torino e Lione-Parigi è stato anch'esso progressivamente ridotto arrivando oggi a due collegamenti al giorno, spesso eserciti, tra Torino e Chambéry, mediante autobus (ne bastano due per accogliere tutti i passeggeri).
Aggiungo che peraltro in questi stessi anni il flusso di merci in ferrovia da e per l'Italia attraverso le frontiere svizzera e austriaca ha continuato a crescere a un ritmo piuttosto sostenuto.
La ragione di queste due diverse tendenze (calo tra Italia e Francia, aumento tra Italia e Svizzera o Austria) non è per nulla misteriosa e non è occasionale. Mercati di massa e aree di produzione di beni di consumo migrano entrambi verso est e in particolare verso l'estremo oriente.
Di conseguenza il trasporto più conveniente viene ad essere quello via mare che si attesta nei porti.
Dai porti la distribuzione ai mercati europei segue prevalentemente e logicamente direttrici Nord-Sud piuttosto che Est-Ovest: chi farebbe sbarcare a Genova merci destinate alla Francia o aMarsiglia merci destinate all'Italia? Questi sono fatti non contestabili.
Non potendosi appoggiare sul presente i proponenti della nuova linea si rifugiano allora nel futuro affermando che nei prossimi decenni ci sarà un cambio epocale negli assetti di mercato per cui i flussi Est-Ovest attraverso le Alpi cresceranno di più di un ordine di grandezza (decine di volte).
Il perché mai una simile rivoluzione dovrebbe avvenire non viene però indicato; la «previsione» è puramente ideologica e opportunistica, non si basa su nessun dato o ragionamento credibile.
Non c'è bisogno di una laurea in ingegneria per capire che se un sistema estremamente complesso e pesante come una economia continentale manifesta per decenni determinate tendenze, esso poi non può bruscamente cambiare rotta a meno di qualche catastrofe puntuale, che non si capisce quale dovrebbe essere.
I flussi attraverso la frontiera francese avvengono tra aree ad economia matura e tra mercati saturi.
Lo scambio può essere considerevole ma non può che essere anche relativamente stabile con fluttuazioni contingenti.
In Italia ci sono all'incirca sette autovetture ogni dieci abitanti e poco meno in Francia; da entrambi i lati della frontiera ci sono milioni di telefonini, milioni di televisori, milioni di frigoriferi e di lavastoviglie; i consumi alimentari (sprechi inclusi) sono simili.
I mercati sono di sostituzione e mantenimento; perché dovrebbero espandersi in maniera esplosiva? Qualunque studente di economia (oltre che qualunque persona di buon senso) sa che il volume degli scambi tra due aree contigue non segue un andamento esponenziale (con incremento percentuale costante), come vogliono i proponenti del Tav, ma una logistica, cioè una curva fatta come una S stirata: i flussi sono alti fintantoché le differenze tra i due lati sono grandi; i flussi si riducono e si stabilizzano man mano che le differenze tra i due capi del collegamento si riducono.
È rilevante il fatto che i sostenitori del Tav non provano nemmeno a smontare, dati alla mano, considerazioni come quelle che ho appena schematizzato.
Preferiscono usare la forza pubblica e la retorica.
Non si tratta naturalmente di una specie di aberrazione mentale; c'è qualcosa di più sostanziale in gioco.
Data una grande opera (qualunque essa sia): 1) il sistema finanziario (che anticipa il denaro) ha un guadagno certo e ingente in quanto garantito dallo stato; 2) chiunque controlla il sistema degli appalti ha un potere e un ritorno rilevantissimo, non foss'altro che perché attraverso il meccanismo dei subappalti e sub-subappalti, ha la possibilità di lucrare plusvalori estremamente ingenti senza correre rischi di sorta, che semmai vengono scaricati sui più piccoli al fondo della catena.
Insomma è vero che c'è un problema di ordine pubblico: la società italiana è occupata da una specie di fungo parassita che copre tutta la superficie succhiando la linfa vitale e impedendo al sistema di respirare.
Abbiamo un gran bisogno di liberarcene.

FONTE: Il manifesto

domenica 26 giugno 2011

FEDERAZIONE DELLA SINISTRA MASSA CARRARA - FESTA PROVINCIALE DAL 1 AL 10 LUGLIO PARCO EX COLONIA “UGO PISA” - MARINA DI MASSA

lunedì 18 aprile 2011

«Cari giovani reagite, parola di partigiano»…

Carlo Smuraglia, presidente ANPI, cita Carlo Azeglio Ciampi: "Non è il paese che volevano quanti si sono battuti contro il fascismo e contro il nazismo, non è il paese che attraverso la sua carta costituzionale si garantiva un futuro di libertà, lasciandosi alle spalle le macerie dell’oppressione".





mercoledì 13 aprile 2011

REFERENDUM 12 GIUGNO: FACCIAMO NOI LO SPOT


FACCIAMO NOI LO SPOT
 Ai referendum di domenica 12 e lunedì 13  giugno vota SI  per dire NO.
 1- Vota SI per dire NO AL NUCLEARE.
 2 - Vota SI per dire NO ALLA
PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA.
 3 - Vota SI per dire NO AL LEGITTIMO
IMPEDIMENTO.
  
RICORDATEVI CHE DOVETE PUBBLICIZZARLO
VOI IL REFERENDUM...
perché Berlusconi
non farà passare gli spot né in Rai né
a Mediaset. 
 
Sapete perché? Perché nel caso in cui
riuscissimo a raggiungere il quorum lo
scenario sarebbe drammatico per
Berlusconi, per la Confindustria e per
tutti i neoliberisti ma stupendo per tutti
i cittadini italiani:
 Vi ricordo che il referendum passa se
viene raggiunto il quorum. E'
necessario che vadano a votare almeno
25 milioni di persone.
 Facciamo un dispetto a Berlusconi a Confindustria e tutti i neoliberisti  e
facciamo un passo in avanti nel costruire l’alternativa in Italia.
 
 
Passaparola!

martedì 15 marzo 2011

Spegnete l’atomo



Dopo altre due esplosioni a Fukushima e il concreto rischio di fusione nucleare, l’allarme per una possibile nuova Chernobyl è globale. La Germania spegne due delle centrali più vecchie, la Svizzera sospende le procedure per nuovi impianti, l’India rivedrà il suo sistema di sicurezza e l’Ue si riunirà per valutare le misure da prendere; si riapre il dibattito persino negli Usa. Solo l’Italia «non cambia linea». Intanto nel Giappone distrutto, dove scarseggiano elettricità, cibo e acqua, i morti aumentano di mille alla volta.
«Il dramma in corso in Giappone dimostra come il nucleare non sia sicuro. Nonostante i sistemi di sicurezza Giapponesi, il terremoto ha evidenziato che una sicurezza integrale per il nucleare non esista. Visti che il pericolo di contaminazioni nucleari dura in eterno, solo degli affaristi irresponsabili come quelli che albergano nel nostro governo possono oggi rilanciare il nucleare in un paese a rischio sismico come l’Italia». Così, dopo i drammatici fatti della centrale nucleare di Fukushima, ha dichiarato Paolo Ferrero, portavoce della Federazione della Sinistra e segretario nazionale del Prc.
«Al contrario di cosa dice il ministro Alfano - ha proseguito Ferrero - sul nucleare le uniche scelte razionali sono quelle emotive. Sono proprio gli incidenti a mostrare a pieno il volto dell’energia nucleare che il nostro governo vuole nascondere. Con il nucleare, gli incidenti hanno caratteristiche catastrofiche che durano millenni».
«In questo contesto – continua - le uniche scelte razionali sono quelle dettate dalla giusta paura di trovarsi di fronte ad una simile catastrofe che è statisticamente certa».
«Infatti la lobby nucleare di cui fa parte il governo Berlusconi – aggiunge - passa tutto il tempo tra un incidente e l’altro a minimizzare i rischi per costruire nuove centrali, nascondendo l’unica verità scientifica certa: la sicurezza nucleare non esiste e non vi è alcun motivo razionale perché l’Italia si debba esporre a questo pericolo. Chi nega questo si comporta come un criminale irresponsabile”.

Paolo Ferrero, portavoce Federazione della Sinistra e segretario Prc-Se